Armi e veicoli militari al Marocco per dare la caccia ai migranti. Siamo colpevoli di persecuzioni e omicidi ma continuiamo a far finta di nulla.

PhD in sociologia, presidente della coop. In Migrazione e di Tempi Moderni a.p.s.. Si occupa di studi e ricerche sui servizi sociali, sulle migrazioni e sulla criminalità organizzata.
04 aprile 2021
Informarsi e indagare con cognizione e competenza è da sempre il vademecum fondamentale per comprendere e denunciare i sotterfugi del potere, anche quando si dichiara democratico. Vale per ogni regime politico e sistema economico. E in quest'era delle migrazioni, per riprendere una celebre pubblicazione di Castles (2012), vale ancor di più. Molta stampa, nazionale e internazionale, diffonde e promuovere una comunicazione che criminalizza la mobilità dei migranti. Una criminalizzazione che peraltro riguarda i migranti quando sono poveri, fuggono da crisi ambientali, sociali, economiche, dalle tirannie o dalle persecuzioni. Comprendere cosa si muove sotto queste narrazioni è fondamentale per non diventare cittadini inconsapevoli gestiti da una retorica mediatica e politica che respinge le analisi, gli studi e le ricerche più qualificate in favore della comunicazione compiacente e legittimante gli interessi del sistema. Vale anche per l'Italia. E vale anche in questi giorni di festa. Continuano infatti a morire nel Mediterraneo centinaia di persone. Qualcuno festeggia per questo dramma, altri sembrano indifferenti, altri ancora preferiscono non prendere posizione. Dinnanzi a questa crisi, l'indifferenza è criminale e serve spesso solo per coprire affari politici, economici e militari. La morte di uomini, donne e bambini nel Mediterraneo, a poche miglia dalla Libia, dall'Italia o dalla Grecia non è un incidente di percorso. Non deriva da un errore umano, da un'anomalia nel funzionamento del motore della solita bagnarola del mare ma dalle politiche che l'Italia e l'Unione europea continuano a mettere in campo. Quegli stessi leader che si affrettano ad organizzare conferenze stampa e comparsate in molti programmi televisivi, nascondano le loro e nostre responsabilità per la morte, da anni, degli innocenti. Anche in questo caso vale per la destra, pericolosamente xenofoba e razzista ma vale anche per la sinistra istituzionale che mira a tenere gli equilibri di governo e a tacere crimini e responsabilità del nostro Paese e dell'Ue su quanto continua a verificarsi in Turchia, Marocco, Libia, Egitto, Eritrea, nel Tigrai, in Sudan e in molte altre aree del mondo. È accaduto in passato e continua ad accadere, tutti i giorni.

Proprio in questi giorni, infatti, a ridosso della Pasqua e nel mezzo di questa pandemia, il Centro Internazionale di sviluppo delle politiche migratori dell'Unione europea, come rilevato in un articolo pubblicato su Il Manifesto il 3 aprile (p. 6 di Alias), ha consegnato al Marocco i primi duecento veicoli militari della FIAT (sui cinquecento previsti). Armi di arresto e persecuzione di massa dei migranti consegnati, senza batter ciglio, ad un regime che da anni e in particolare dopo il processo di Rabat del 2006, è stato eletto a sorvegliante della nostra purezza e innocenza continentale. Italiani ed europei brava gente, verrebbe da dire. Ovviamente il nostro ministero degli Esteri tace come anche quello alla Difesa. Lo stesso organismo europeo, si ricorda, sta acquistando per Rabat cinque aerei senza equipaggio, lettori di impronti digitali, computer, telecamere, imbarcazioni e radar con lo stesso obiettivo: il controllo delle frontiere e dei flussi migratori manu militari. Sarebbe già sufficiente per vergognarsi ed iniziare ad agire contro questa politica e per un sistema di accoglienza europeo aperto, plurale, fondato sul rigoroso rispetto dei diritti umani a partire da quelli di coloro che vivono nei loro contesti di origine, coi cui regimi invece noi stringiamo accordi e facciamo affari. L'Italia non è sola in questa strategia. Madrid ha fornito al ministero degli Interni marocchino, fa sapere ancora Il Manifesto, “telecamere termiche e visori notturni, nell'ambito di una spesa superiore ai dieci milioni di euro, presto integrata da un ricco fondo per veicoli e sistemi di controllo”, a seguito dello sbarco in Spagna di oltre trentamila migranti dal Marocco. Insomma, le nostre coscienze non sembrano tanto pulite come continuiamo a raccontarci e i morti in fondo al Mediterraneo sono il coltello conficcato nelle nostre coscienze. Mentre continuiamo a fare affari e a vendere armi e strumenti per dare la caccia ai migranti, ci sono morti che non chiudono i loro occhi e guardano fissi nei nostri e potendo domande irrinviabili alle nostre coscienze. Rispondere o meno dipende da tutti noi. Buona Pasqua a tutti.
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