Dopo la morte di Satnam Singh, avvenuta nelle campagne pontine il 19 giugno del 2024, in seguito all’abbandono del giovane lavoratore dopo l’amputazione del suo braccio e i numerosi altri casi di lavoratori e lavoratrici deceduti o suicidi, come Alagie Singath, bracciante di 29 anni che si è tolto la vita il 4 aprile scorso impiccandosi all’interno di una baracca nel ghetto di Torretta Antonacci, nel foggiano, per la marginalità, lo sfruttamento e lo stato di segregazione in cui era stato gettato, ora è il turno di un giovane indianodi 36 anni che, in provincia di Salerno, sta combattendo tra la vita e la morte dopo essere stato abbandonato il 15 aprile scorso con le gambe in cancrena e una grave infezione al fegato davanti al Pronto Soccorso del Ruggi d’Aragona di Salerno. L’ipotesi più probabile è quella di una grave intossicazione dovuta all’esposizione del lavoratore indiano ad agenti chimici probabilmente illegali. L'uomo, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato accompagnato all'ospedale da qualcuno che ha poi preferito abbandonarlo all'ingresso dell'area triage.
Un caso analogo era accaduto ancora a Latina a febbraio del 2025 quando un altro lavoratore agricolo di nazionalità indiana veniva ricoverato all’Ospedale Goretti per una grave vasculita tramutatasi in necrosi che gli aveva compromesso gli arti. I medici pontini gli amputarono entrambe le gambe e le dita della mano sinistra. L’ipotesi prevalente, anche in questo caso, è stata una grave esposizione a fitofarmaci e pesticidi per diversi giorni senza alcun genere di protezione. Una problematica che, come già Legambiente aveva denunciato, investe varie aree agricole del Paese, con una grave esposizione per i lavoratori, le lavoratrici, le loro famiglie e l’ambiente.
Tutto questo sta a significare, e lo denunciamo ancora una volta, che non si tratta di incidenti, ma di un sistema di sfruttamento e segregazione pianificato, organizzato e diffuso, in cui migliaia di lavoratori e lavoratrici, soprattutto migranti, sono sfruttati e condannati alla povertà e a volte alla morte: 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, per pochi euro l’ora. Senza diritti. Senza sicurezza. Senza voce. In piena violazione del nostro ordinamento costituzionale. E quando si ammalano, quando si fanno male, diventano scarti. Questo è padronato. Questa è schiavitù contemporanea, nel silenzio assordante del governo che su questo tema non ha fatto nulla di significativo.
E allora basta con l’indignazione a intermittenza. Serve un piano straordinario, concreto, immediato:
* Salario minimo legale anche in agricoltura, per spezzare la concorrenza al ribasso sulla pelle dei lavoratori;
* Chiusura immediata delle aziende che utilizzano caporali, senza deroghe, in piena applicazione con la legge 199/16;
* Assunzione massiccia di ispettori del lavoro e controlli sistematici su tutta la filiera, con collaborazione organizzata e operativa tra i diversi organi deputati a questo scopo;
* Utilizzo di strumenti come il DURC di congruità per verificare la coerenza tra manodopera e produzione;
* Tecnologie di controllo, anche con droni, per monitorare realmente cosa accade nei campi;
* Contrasto alle baraccopoli, restituendo dignità abitativa a chi lavora, con progetti efficaci e non invece di facciata. Basta ruspe e retoriche razziste, diamo diritti e giustizia a chi abita nei ghetti di questo Paese;
* Costituzione di una Procura nazionale per il contrasto alle morti sul lavoro e allo sfruttamento;
* Cancellazione della Legge Bossi-Fini, dei decreti Sicurezza e del decreto flussi, che legano il permesso di soggiorno al lavoro e alimenta il ricatto, lo sfruttamento e criminalizzano l’immigrazione. Basta precarietà e ricattabilità per chi lavora.
Perché la verità è semplice: l’irregolarità non è un problema da reprimere. È uno strumento nelle mani di chi sfrutta. Se non rompiamo questo meccanismo, continueremo a contare i morti. E ogni volta diremo: “mai più”. Sapendo che non è vero.
Sandro Ruotolo, europarlamentare e membro della segreteria del Pd e Marco Omizzolo, docente Sapienza e presidente Tempi Moderni aps.
Ancora lavoratori immigrati abbandonati. Basta retoriche: alcune proposte concrete
PhD in sociologia, presidente della coop. In Migrazione e di Tempi Moderni a.p.s.. Si occupa di studi e ricerche sui servizi sociali, sulle migrazioni e sulla criminalità organizzata.
17 aprile 2026