Sequestro di 550mila euro a 7 persone arrestate nell'ambito dell'operazione "Job Tax" da parte dei carabinieri del NAS

PhD in sociologia, presidente della coop. In Migrazione e di Tempi Moderni a.p.s.. Si occupa di studi e ricerche sui servizi sociali, sulle migrazioni e sulla criminalità organizzata.
08 settembre 2021

Agromafie, ecomafie, inquinamento ambientale, sfruttamento, caporalato sono tutte declinazione di un sistema ampio e organizzato che vincola ambiente e lavoro alle dinamiche e agli interessi di soggetti e organizzazioni criminali. Vale in provincia di Latina come nel resto del Paese. Per questa ragione prima si coniugano le ragioni ambientali e le analisi più evolute in tale ambito con quelle del lavoro e dei diritti umani, meglio sapremo affrontare e superare questo sistema criminale.

A dare prova di quest'urgenza, l'esecuzione, la mattina dell'8 settembre, ad opera dei carabinieri del NAS di Latina, del provvedimento di sequestro preventivo di oltre 550mila euro nei confronti di 7 persone arrestate il 19 aprile scorso per un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Latina. Le ragioni di questa misura deriva dal considerare i soggetti destinatari del provvedimento come responsabili di associazione per delinquere finalizzata all'intermediazione illecita ("caporaalto") in agricoltura e all’impiego illecito di fitofarmaci non autorizzati nelle coltivazioni in serra. Un tema lungamente affrontato anche nel dossier Ecomafia di Legambiente del 2021 con un saggio ad esso dedicato.

L’operazione che ha condotto a questo risultato è denominata “Job tax” ed è stata coordinata dal Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza (già responsabile della lodevole operazione "Commodo"), assieme al Sostituto Procuratore Claudio De Lazzaro della Procura di Latina. Il provvedimento odierno scaturisce dalle indagini patrimoniali delegate dalle predette Autorità Giudiziarie al Nucleo Antisofisticazioni pontino, che hanno portato a termine con il supporto del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina.


Gli investigatori hanno appurato che nel periodo antecedente all’esecuzione delle misure cautelari, gli indagati avevano distratto tutti i loro beni mobili ed immobili (terreni ed abitazioni rurali) a favore di una società agricola intestata ad un parente. Lo scopo, evidentemente, era quello di sottrarre i beni all’incombente azione giudiziaria di sequestro dei profitti indebitamente ricavati dall’attività illecita. Uno scopo evidentemente fallito grazie all'attività investigativa messa in campo, però a sostegno della tesi per cui le operazioni di risposta di tali soggetti quando accusati di tali reati non prevedono l'assunzione di responsabilità ma scappatoie maldestre organizzare con professionisti compiacenti.

Nello specifico il sequestro ha riguardato somme di denaro giacenti sui conti correnti bancari intestati agli indagati (per un importo complessivo di quasi 18.000 euro) e 13 ettari di terreni agricoli intestati all’azienda agricola di copertura, per un totale di circa 540.000 euro, ubicati tra i Comuni di Latina, San Felice Circeo e Terracina, coltivati con serre ortofrutticole. Ambienti dove sono storicamente impiegati centinaia di lavoratori e lavoratrici immigrati e italiani, spesso costretti a vivere condizioni di sfruttamento ed esposizione a danni gravi per la loro salute.

L’intera somma è stata ritenuta, dalla Procura di Latina e dalla polizia giudiziaria operante, quale profitto del reato di ‘intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro’ posto in essere dal sodalizio criminoso disarticolato, corrispondente ai contributi non versati e alle ore di lavoro non retribuite (tra marzo e novembre 2019) ai braccianti agricoli, di origine straniera, sottoposti a gravi condizioni di sfruttamento.

Alla quantificazione di tali ingiusti profitti conseguiti, si menziona il contributo fornito dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e del personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Latina, in ausilio al Nas pontino.

Questa operazione presenta caratteri di spiccata originalità procedurale che costituisce punto di riferimento nazionale per altre operazioni analoghe volte ad impedire la sottrazione di beni materiali ed economici all'azione giudiziaria.