Scrive il giornalista Luca Attanasio, ideatore e organizzatore del progetto “Mums”, di provare a pensare per un momento a un nostro figlio, magari adolescente, in viaggio da solo o con amici. Se appena atterrato, al termine di un percorso in macchina o nel corso di un tragitto in treno, non ci mandasse un whatsapp rassicurante o non ci facesse giungere la conferma che tutto procede per il meglio, entreremmo in uno stato di prima agitazione. Se malauguratamente passasse del tempo dall’arrivo previsto senza aver ricevuto segnali, si innescherebbe in famiglia un vero e proprio panico.
Immaginiamo ora, continua Attanasio, di essere madri, padri, nell’altro emisfero del mondo e di avere un nostro figlio che, per un conflitto scoppiato nell’area dove viviamo, per un disastro ambientale, a causa di persecuzioni o ‘semplicemente’ per povertà, sia forzato a migrare. Il suo viaggio non avverrà su voli di linea, su treni, né su autoveicoli e strade normali, ma si svolgerà su jeep stracariche fino all’inverosimile. Nel suo percorso verso un’Europa trasformatasi ormai in fortezza, il nostro ipotetico figlio sarà in mano a trafficanti di esseri umani senza scrupoli, subirà con certezza violenze e potrà con alta probabilità morire (sarebbero oltre 32.000 le persone morte o disperse nel Mediterraneo dal 2014 a oggi, senza contare quelli che muoiono prima di imbarcarsi). In tutto questo lasso di tempo, che può anche dilatarsi per anni, le possibilità di comunicare con le famiglie sono estremamente ridotte. E noi, ipotetici padri e madri, resteremmo senza notizie, telefonate, whatsapp, per tempi infiniti. Ma potremmo anche non riceverne mai.
Nel dibattito sul fenomeno delle migrazioni, così spesso strumentalizzato e poco compreso, la voce di chi resta a casa sospeso in attesa di notizie, manca totalmente.
È per questa ragione che nasce il progetto giornalistico MUMS, ideato da Luca Attanasio, che punta a gettare nel dibattito una prospettiva diversa, quella delle mamme dei migranti, con i loro sentimenti, le insonnie di mesi in attesa di una telefonata e, in assenza di notizie, l’ossessione del pensiero della morte dei propri figli o, spesso, la certezza di una fine tragica
‘Mums’ vuole contribuire a una umanizzazione del fenomeno e restituire carne e cuore a ragazzi, a volte bambini, che partono, dietro a cui ci sono affetti, amori, sentimenti, angosce, oltre a tanta bellezza.
Il progetto consiste in una raccolta di testimonianze di ‘mamme’ di paesi diversi del continente africano. A loro vengono girati microfono e cinepresa al fine di renderle protagoniste di una loro narrazione: cosa è successo nel periodo pre-viaggio (a volte i ragazzi lo comunicano solo all’ultimo per non ingenerare ansie, o addirittura partono senza avvisare)?fv come hanno vissuto il periodo del viaggio (spesso i genitori/fratelli etc, non ricevono notizie per settimane o mesi, a volte, dopo anni, ancora attendono un cenno dai propri cari)?; come procede l’organizzazione della vita senza un figlio? E poi la ‘telefonata’ (positiva o non), le ansie per l’integrazione e il successo del progetto migratorio del figlio, l’attesa delle rimesse, i pianti, le angosce, la felicità di rivederli dopo anni quando i figli hanno ottenuto un permesso o uno status….insomma l’umanità vera, senza finzioni, delle centinaia di migliaia di migranti e delle centinaia di migliaia di loro cari.
La prima missione di ‘Mums’ si è svolta in Gambia nel settembre 2024 con la collaborazione di Irpi Media e grazie al finanziamento del Coordinamento Nazionale Comunità per Minori (Cncm). In quella occasione sono state intervistate quattro mamme di altrettanti ragazzi giunti in Italia negli anni scorsi, e attualmente residenti e lavoratori nel nostro paese. Sono stati pubblicati molti articoli su tanti organi di stampa ed è stata prodotta una prima video-clip.
La seconda missione si è svolta nel settembre 2025 in Mali e ha coinvolto mamme di ragazzi dispersi, morti o di cui non si hanno più notizie (oltre a donne che hanno perso parenti durante il viaggio)
La terza missione prevede interviste in Etiopia. Il progetto si concluderà in Tunisia con interviste alle associazioni di mamme di migranti auto organizzatesi in gruppi di pressione.
L’output del progetto consiste in
- la produzione di un documentario (medio-lungometraggio);
- la produzione di mini-clip per ogni singola missione;
Possibili output aggiuntivi:
- una raccolta finale di tuttevle testimonianze in un testo;
- la produzione di podcast pubblicabili su piattaforme e/o proposti a testate nazionali e internazionali.
Tempi Moderni sostiene e promuove il progetto Mums perché la sua riuscita e diffusione contribuisca a creare una coscienza civile autorevole e informata rispetto ai drammi vissuti dalle famiglie dei migranti, in particolare profughi, nel loro viaggio migratorio alla ricerca di condizioni di vita sicure e migliori.
Link per la sottoscrizione: https://www.paypal.com/pools/c/9oavj0ymUz
Breve rassegna stampa
Repubblica
Atlante Treccani
Mondopoli
https://www.mondopoli.it/2024/12/17/le-madri-del-gambia/
Vatican News/Osservatore Romano
Limes
Nigrizia
https://www.nigrizia.it/notizia/gambia-migrazione-raccontata-dalle-madri-che-restano
Donna Moderna
Agenzia Agi
https://www.agi.it/maeci/it/news/2026-01-08/etiopia-dare-voce-mamme-migranti-34992760/
Domani
Vita
https://www.vita.it/mums-raccontare-le-migrazioni-attraverso-la-voce-delle-madri/