Recensione: "Un delitto imperfetto. Il delitto Pettine" di Adele Rodogna (Bertoni editore, 2021)

22 ottobre 2021

Il romanzo “Un delitto imperfetto. Il delitto Pettine” di Adele Rodogna (Bertoni editore, 2021) narra una storia di morte, la morte violenta di una giovane donna padovana, Erminia Ferrara, ritrovata senza vita in un appartamento di corso Buenos Aires a Milano nel 1926. Un vero e proprio giallo che, a quasi cento anni di distanza, non ha ancora avuto una risposta chiara e convincente o, piuttosto, ne ha ricevuta una di fatto che, per coloro che praticano le storie lente, non è esaustiva.
La vicenda de “Il delitto Pettine”, così rinominata dalle cronache giornalistiche del tempo dal cognome del protagonista principale, è una hard boiled story, a metà tra il noir ed il racconto giallo, ricca per la molteplicità di spunti e di riferimenti storici, (dalla storia della civiltà materiale e dei costumi dell’epoca a quella degli atteggiamenti e dei sentimenti diffusi); povera, perché di complessa datazione e di difficile reperimento delle fonti (gli atti del processo sono andati distrutti in un incendio), la cui diacronia degli eventi si dipana attraverso un tempo attutito, filtrato, quasi sospeso, che affonda le radici nella memoria collettiva, il basso continuo di una società.
L’autrice Adele Rodogna procede alla ricostruzione storica dei fatti, consultando le fonti di archivio e indagando sul femminicidio di Erminia Ferrara, in Pettine, che assume i connotati di un “delitto politico”, maturato negli ambienti fascisti dell’epoca, i cui protagonisti sono Roberto Farinacci, Arnaldo Mussolini e Mario Giampaoli, evidenziandone alcune connessioni singolari con il delitto Matteott

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