Dal quotidiano Domani: Così la sanatoria edilizia del governo Berlusconi ha favorito i clan di Latina

PhD in sociologia, presidente della coop. In Migrazione e di Tempi Moderni a.p.s.. Si occupa di studi e ricerche sui servizi sociali, sulle migrazioni e sulla criminalità organizzata.
11 dicembre 2021

Le mafie e i loro avvocati ne conoscono sempre una più dello Stato. Oppure è lo Stato a voler lasciare ampio gioco alle mafie, permettendo loro di impossessarsi di ville, terreni e aziende agricole in tutto il Paese.

Tutto parte, ancora una volta, dalla sanatoria edilizia voluta dal governo Berlusconi (art. 36 del D.P.R. n. 380/2001) che ha lasciato aperta la possibilità di sanare gli immobili abusivi venduti alle aste giudiziarie. Una furbata che ha consentito il proliferare di un mercato immobiliare occulto che sta sostituendo quello ufficiale: una sorta di “sanatoria delle sanatorie” in mano a poteri assai poco trasparenti. Il business è però più astuto di quello che si pensa e ancora oggi permette profitti milionari a mafiosi, avvocati e complici vari.

Seguendo infatti le procedure immobiliari esecutive attivate dai tribunali italiani, speculatori, avvocati compiacenti e a volte clan mafiosi diventano proprietari di ville, aziende agricole e capannoni originariamente abusivi che riescono però facilmente a sanare. In alcuni casi gli stessi avvocati suggeriscono la costruzione abusiva di ville, anche in luoghi di pregio ambientale, prevedendone la successiva occupazione da parte di alcuni loro compiacenti, per rivolgersi subito dopo al tribunale competente allo scopo di attivare la relativa procedura esecutiva che ne permetterà la sanatoria e relativo riutilizzo o vendita. Una volta infatti conclusa questa fase, i beni acquistati per via giudiziaria a prezzi irrisori vengono ricollocati sul mercato immobiliare, ottenendo ingenti profitti. In altri casi invece vengono rivenduti agli ex proprietari per mezzo di intestazioni fittizie. Insomma non uno Stato che contrasta le mafie ma che sana gli abusi edilizi di mafiosi e avvocati permettendo loro profitti milionari.

Il business è drammaticamente facile: un soggetto realizza una costruzione abusiva facendola risultare l’unico bene posseduto mentre un altro, spesso un avvocato, in accordo col primo, attiva nei suoi confronti presso il tribunale competente un decreto ingiuntivo e un pignoramento per un credito vantato nei suoi riguardi. Si arriva così alla vendita giudiziaria che, coi ribassi derivanti dei vari tentativi di vendita andati rigorosamente a vuoto, consente ad un terzo sodale di acquistare a prezzi irrisori la villa o l'azienda agricola che mediante questa procedura diviene completamente sanata. E così il business si conclude con successo per tutti. Se si aggiunge che questa è anche una straordinaria occasione per riciclare denaro sporco investito nella realizzazione della struttura abusiva, la quadratura del cerchio criminale si chiude perfettamente. Il 24 novembre scorso il Sen. Sandro Ruotolo ha presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro dell'Interno Lamorgese e a quello della Giustizia Cartabia ragione di tali procedure e di attivare immediatamente controlli per fermare affaristi e mafiosi che si stanno appropriando di pezzi del Paese.

Tra le varie province italiane invase da queste procedure, una merita una specifica attenzione. Si tratta, ancora una volta, della provincia di Latina. In questo caso le ville abusive realizzate e occupate sono riconducibili alle famiglie rom del clan Di Silvio, imparentato coi Casamonica. Già questo è inquietante per una provincia in cui mafia e politica sono andate per anni d'amore e d'accordo. È infatti in corso una sorta di “caccia al tesoro” da parte di avvocati compiacenti con questi clan per individuare vecchie procedure immobiliari non ancora concluse che consentirebbero la sanatoria degli abusi edilizi realizzati, in alcuni casi con annesso aumento di cubature da concordare con il Comune interessato. Ovviamente in molti Comuni è sempre possibile trovare qualche amministratore e tecnico compiacente. Questo sistema vale in particolare per quei Comuni che risiedono in parte nel Parco nazionale del Circeo, come quello di Latina, guidato dal rieletto Damiano Coletta, e di Sabaudia, guidato dall'avvocato Giada Gervasi.

Le procedure attivate dai creditori per le vendite all'asta dei relativi beni sono datate ma assunte da avvocati che si offrono di assistere il creditore con l'obiettivo di realizzare il prezzo stimato dalla perizia del tecnico incaricato dal Tribunale. Questi “principi del foro” infatti creano le condizioni per arrivare alla vendita all’asta degli immobili pignorati, a volte anche impedendo, obtorto collo, qualsiasi tentativo di accordo transattivo. Un meccanismo criminale che nei giorni scorsi è stato però denunciato alla Questura di Latina guidata da Michele Spina da una vittima stanca di vedere fuori il cancello del proprio casale il solito avvocato e personaggi vicini al clan Di Silvio che, dopo avere acquistato quel bene mediante procedura fallimentare “guidata”, lo invitano a lasciarlo immediatamente prospettando peraltro per quell'immobile la trasformazione in una sorta di albergo per turisti provenienti da tutto il mondo.

Ancora una volta la procedura seguita è quella nota. Nelle aste giudiziarie immobiliari, infatti, non succede quasi mai che la vendita dei beni avvenga al primo incanto e al prezzo di mercato stabilito dalla perizia del Tribunale. Seguono una serie di aste che prevedono l'abbassamento del prezzo prestabilito dell'immobile anche del 25% ad ogni tentativo di vendita. Ciò significa che all’ultimo incanto l’acquisto di quel bene si può ottenere pagando appena il 20% del valore di mercato, a patto di intervenire adeguatamente sugli esecutati. È questo il caso, ad esempio, della procedura esecutiva n. 219/1992 in corso presso l’ufficio del Giudice delle Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Latina. Questa procedura interessa un’azienda agricola nelle cui adiacente sono state costruite negli anni scorsi una serie di ville abusive occupate, guarda caso, da famiglie vicine ai Di Silvio. La causa giudiziaria, caratterizzata da vistose anomalie, è stata attivata con un decreto ingiuntivo risalente al lontano agosto del 1990 ed è ora giunta, dopo ventuno anni, alla sua fase finale. Gli acquirenti che hanno presentato offerta di acquisto all’ultimo incanto, già ridotto del 60% rispetto al prezzo base, hanno dichiarato di essere stati attratti, oltre che dal prezzo basso, anche dalla possibilità di ottenere la solita sanatoria dal Comune di Latina con, peraltro, un aumento di volumetria che potrebbe raggiungere persino il doppio della cubatura esistente. In questo business risultano parte attiva anche le agenzie immobiliari locali che, partendo dai prezzi estremamente bassi relativi alle offerte minime successive ai ribassi d’asta previsti da procedura giudiziaria, offrono ai potenziali acquirenti tutti i servizi riguardanti la partecipazione ad un’ampia scelta di aste giudiziarie in corso. I servizi riguardano anche l’ottenimento di mutui a tassi agevolati rimborsabili con buone dilazioni di pagamento, oltre ai sopralluoghi e ai contatti con i custodi giudiziari. C’è persino l’opportunità di essere avvisati se un’asta di vendita è andata deserta, così da partecipare a quella successiva ad un costo significativamente inferiore. L’assenza di costi di trascrizione e altre agevolazioni completano la convenienza dell’acquisto.

Già con le operazioni “Don’t Touch”, “Arpalo” e “Ottobre Rosso”, condotte dalla Squadra Mobile di Latina oggi guidata da Giuseppe Pontecorvo, è stata portata alla luce una vasta rete imprenditoriale in mano all’ex parlamentare di Fratelli d’Italia Pasquale Maietta, già tesoriere del gruppo parlamentare alla Camera, e al noto clan Di Silvio. L'affare prevedeva intestazioni fittizie di beni e attività produttive ai soliti prestanome che ottenevano in cambio denaro e protezione. La leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, mentre ripete di continuo di essere una fiera patriota italiana, ha portato in Parlamento personaggi di questo calibro, collegati ai clan mafiosi di origine rom che hanno fatto, proprio nel Pontino, continui affari neri e sporchi. Tra i vari, oltre allo spaccio di droga, all’estorsione e ai furti in appartamenti, anche lucrosi investimenti immobiliari come terreni, case e capannoni industriali derivanti da varie aste fallimentari indette dal Tribunale di Latina. Vale come esempio quanto accaduto lo scorso mese di marzo quando la magistratura di Latina, insieme alla Questura, ha disposto lo sgombero di un'intera lottizzazione abusiva composta da 5 lotti con ville lussuose realizzate proprio dal clan Di Silvio a Borgo San Michele, per insediarvi sodali e parenti. Feste e provocazioni nei confronti di tutti coloro che osavano protestare non sono mai mancate. Peraltro, nessun dirigente dell’amministrazione comunale del capoluogo pontino sembra si sia mai accorto di quegli abusi e delle persone che proprio lì trasferivano la loro residenza. Un distrazione di fatto propedeutica alla realizzazione di quegli affari criminali. Affari sporchi che da circa vent'anni sono diffusi in tutto il Paese, contribuito a rafforzare mafie e corrotti vari e ad aggredire legalità, ambiente e la fiducia dei cittadini nella giustizia italiana.

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